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TOMMY's
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MessaggioOggetto: Severance - Tagli al personale [RECENSIONE]   Ven Mag 16, 2008 6:17 pm

Titolo: Severance - Tagli al personale (Severance)
Regia: Christopher Smith
Sceneggiatura: James Moran, Christopher Smith
Fotografia: Ed Wild
Interpreti: Danny Dyer, Laura Harris, Toby Stephens, Claudie Blakley, Andy Nyman, Babou Ceesay, Tim McInnerny, David Gilliam, Juli Drajkó, Judit Viktor, Sándor Boros, Levente Törköly, János Oláh, Attila Ferencz, Bela Kasi, Roland Kollárszky, Péter Katona, Levente Lezsák, Nick Greenall, Matthew Baker, Steve Dawson, John Frankish, Johnnie Schinas
Nazionalità: Regno Unito - Germania, 2007
Durata: 1h. 30'



Una commedia splatter o un horror comico, questo è "Severance - Tagli al personale", un piccolo capolavoro indipendente firmato dal regista del per nulla memorabile "Creep - Il chirurgo" Christopher Smith. Seguendo la linea dei più classici film del terrore, la pellicola sorprende per ironia e una sottile, ma sempre cristallina, polemica sul versante politico.

Un'allegra compagnia di rappresentanti della Palisade, multinazionale britannica specializzata nella creazione di armi sempre più atroci per la lotta al terrorismo, viaggia verso una villa in Ungheria dove dovrebbero svolgere un'opera di promozione. Arriveranno alla casa sbagliata, dando inizio a una serie di sfortunati e brutali eventi.

La tematica del terrorismo, vista come giustificazione per qualsiasi forma di nefandezza compiuta dal Governo è presente fin dalla premessa in cui viene presentata la storia della Palisade con uno stile registico dinamico e mai banale, a metà tra cinema muto e film di guerra a basso budget. Ed è grazie a questa parentesi apparentemente inutile che Smith intraprende la strada della satira politica (anche se forse parlare di satira è eccessivo, in questo caso) e permette allo spettatore di cogliere il forte senso d'ironia (totally British) nel momento in cui i protagonisti del film, si vedranno costretti a sperimentare le stesse armi che rappresentavano da anni con conseguenze divertenti e non sempre ovvie.
Il cliché del fattone, quello della pacifista-paladina delle ingiustizie razziali costretta ad impugnare un'arma e a diventare un'assassina per sopravvivere, la collega di lavoro bella ed elegante che scappa per i boschi in tacchi a spillo, danno una sensazione a volte fastidiosa, di 'già visto', perfettamente bilanciata, però, da altrettante trovate interessanti.
Violenza e comicità si fondono con ottime prove d'attori e una fotografia lodevole per dare alla luce un film originale, disturbante, cattivo e divertente.





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