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| Oggetto: Betancourt, è sempre giallo sul riscatto Sab Lug 05, 2008 2:19 pm | |
| I media svizzeri insistono: pagata un'ingente somma. Ma Bogotà e Washington smentiscono
BOGOTÀ (Colombia) - Nell'operazione dell'esercito colombiano che mercoledi ha portato alla liberazione di Ingrid Betancourt e di altri 14 ostaggi prigionieri dei guerriglieri delle Farc, militari colombiani si sono finti stranieri facendosi passare per un italiano, un australiano, un arabo e due cittadini delle Antille. Lo ha detto il ministro della difesa colombianio Juan Maniel Santos. Parlando ai giornalisti a Bogotà, il ministro ha sottolineato che lo stratagemma di far passare i militari per stranieri era stato messo in atto per ingannare più facilmente i guerriglieri delle Farc. In ogni caso, ha aggiunto, tra i membri della presunta commissione umanitaria vi erano un medico e un'infermiera reali, anche se erano appartenenti ai servizi segreti militari.
L'INGANNO - L'inganno consisteva nel convincere colui che si faceva chiamare Cesar, responsabile degli ostaggi, che sarebbe stato inviato un elicottero con una commissione internazionale in un luogo della foresta nel sud della Colombia. Secondo Santos, il finto italiano si è rivelato «un attore talmente bravo da farsi consegnare la pistola da Cesar». Quando erano in volo con l'elicottero, il finto australiano ha rimproverato in inglese il presunto italiano per il fatto che Cesare fosse ancora armato di una pistola. Allora l' italianò si è rivolto a Cesar e gli ha detto: «Non mi creare problemi, consegnami l'arma», con la promessa di restituirgliela successivamente. Il ministro Santos ha ribadito che l'operazione di liberazione deglio ostaggi è stata «al cento per cento colombiana», smentendo le versioni secondo le quali ad essa avrebbero partecipato americani o israeliani.
IL RISCATTO - I media svizzeri, che già venerdì avevano parlato del pagamento di un riscatto, tuttavia insistono: per la liberazione di Ingrid Betancourt è stata versata un'ingente somma. Circostanza, questa, smentita nella maniera più categorica dalle autoritá colombiane, che hanno diffuso anche un video delle fasi salienti della liberazione. Secondo il quotidiano «Le Temps», che cita fonti vicine alla vicenda, «almeno cinque milioni di dollari» sarebbero stati versati nelle tasche dei rapitori perchè consegnassero gli ostaggi. Una cifra ben più bassa dei 20 milioni di dollari di cui parlava ieri la radio svizzera Rsr. A «tradire», secondo le informazioni di «Le Temps» sarebbe stato proprio il comandante Cesar, a capo della banda che teneva gli ostaggi. E a convincerlo a disertare, attraverso intermediari, sarebbe stata la sua compagna, nome di battaglia «Doris Adriana», rinchiusa nella prigione femminile di Bogotá, dopo essere stata arrestata il 2 febbraio scorso in un'operazione congiunta delle autoritá colombiane e dell'Fbi contro il traffico di droga e di armi delle Farc. La donna rischia l'estradizione negli Stati Uniti, perchè sospettata di essere coinvolta nel rapimento dei tre contractors americani liberati tre giorni fa insieme alla Betancourt. Anche «Enrique», il vice di «Cesar» salito sull'elicottero del bluff che ha portato in salvo i 15 ostaggi, potrebbe essere stato convinto a tradire, scrive ancora il giornale svizzero, che vede nelle parole del procuratore generale colombiano, Mario Iguaran, secondo cui il comandante potrebbe avere la pena ridotta «se collaborerá con la giustizia», una conferma della tesi del tradimento ben ricompensato. E anche gli Stati Uniti - che attraverso il proprio ambasciatore a Bogotà, William Brownfield, smentiscono di avere elargito somme ai rapitori in cambio del rilascio dei tre contractors americani - potrebbero andare in soccorso di «Cesar» o di «Enrique» inserendoli nel programma protezione testimoni e dando loro una nuova identititá. _________________
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