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TOMMY's
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12 [RECENSIONE]

Messaggio Da TOMMY's il Gio Mag 15, 2008 7:57 pm

Titolo: 12
Regia: Nikita Mikhalkov
Sceneggiatura: Nikita Mikhalkov, Vladimir Moiseenko, Alexander Novototsky
Fotografia: Vladislav Opeliants
Interpreti: Nikita Mikhalkov, Sergey Makovetsky, Sergey Garmash, Alexey Petrenko, Valentin Gaft, Yury Stoyanov, Mikhail Efremov, Sergey Gazarov, Alexander Adabashian, Victor Verzhbitsky, Alexey Gorbunov, Roman Madianov, Sergey Artsybashev
Nazionalità: Russia, 2007
Durata: 2h. 33'



La storia di "12 Angry Men" nacque nel 1954 dalla mente di Reginald Rose, ispirata dall'esperienza dello sceneggiatore nella giuria di un processo per omicidio che ebbe bisogno di oltre otto ore di accesa discussione per arrivare ad un verdetto. Rose ne scrisse una sceneggiatura di un'ora per il programma televisivo "Studio One" della CBS, e negli anni ne fece diverse versioni per il palcoscenico. La versione certamente più famosa è però quella diretta per il grande schermo da Sidney Lumet e intepretata tra gli altri da Henry Fonda nel 1957, che vinse l'Orso d'Oro a Berlino e ottenne le nomination all'Oscar per film, regia e sceneggiatura non originale. Nel 1997 William Friedkin ne fece un pallido aggiornamento televisivo con Jack Lemmon e George C. Scott, e al Festival di Venezia 2007 Nikita Mikhalkov ha presentato la sua versione personale, adattata ai tempi e ai luoghi tipici del suo cinema.

Un ragazzo ceceno di diciott'anni è accusato di aver assassinato il padre adottivo, un ex militare dell'esercito russo. Le prove sembrano schiaccianti, e i 12 giurati sono convinti di poter raggiunere un verdetto di colpevolezza molto in fretta. Uno di loro, però, decide che il caso merita almeno un minimo di discussione, e vota 'non colpevole'. Quello che sembrava un pro forma diventa così una lunghissima discussione sul ragazza ceceno, ma anche e soprattutto sulla Russia e sui 12 giurati.

Può lasciare perplessi il modo in cui Mikhalkov snatura la storia di Rose. La bellezza della versione originale era infatti proprio il fatto di non sapere nulla dei 12 uomini riuniti in una stanza chiusa a discutere della colpevolezza del giovane imputato, e il fatto che il centro delle loro discussioni fosse il processo. Mikhalkov, invece, ci porta spesso fuori dalla palestra che ospita la giuria per raccontarci la vita del ragazzo ceceno prima della notte dell'omicidio, e soprattutto ci racconta molto dei dodici giurati. Ognuno di loro ha il suo momento, il suo monologo, in cui spiega cosa significhi per lui la storia di quell'omicidio e perché è arrivato ad avere la convinzione che ha. E nel farlo, ci raccontano molto delle Russia di oggi e di come la guerra che ha distrutto l'Unione Sovietica sia ancora ben presente nelle loro vite. Una scelta che, appunto, può lasciare perplessi, ma che viene perfettamente giustificata dal ribaltamento finale orchestrato dal regista.

Non è certamente un caso che Mikhalkov si riservi il ruolo-chiave del Presidente della Giuria, colui che tira le fila della discussione, supervisiona le votazioni e tiene in riga i suoi colleghi giurati. Se comunque possono sembrare fuori luogo, queste parti moderne sono in realtà riuscitissime e aggiungono molto ad un film che per il resto rimane estremamente fedele al testo originale, sia per quanto riguarda lo sviluppo che per il testo vero e proprio. E prendendo il film nella sua interezza, non si può non restarne colpiti nonostante la durata francamente eccessiva e, unico vero difetto, la mancanza di un finale secco.



Codice:
FONTE: www.cinefile.biz


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