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Casini: Di Pietro polizza sulla vita del premier, il Pd lo scarichi

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Casini: Di Pietro polizza sulla vita del premier, il Pd lo scarichi

Messaggio Da TOMMY's il Lun Giu 30, 2008 11:26 am

E sulle intercettazioni Berlusconi-Rai: «Lo squallore è sotto gli occhi di tutti, ma le considero barbare»


ROMA - Si sente «sconfortato», Pier Ferdinando Casini. Perché dopo mesi in cui ci si era illusi che la legislatura si sarebbe caratterizzata per un «confronto sulle cose vere», dal costo della vita alla perdita del valore d'acquisto al quoziente familiare, ci si ritrova «precipitati nel buio di quindici anni fa, nel perenne scontro tra magistratura e politica» che un sistema «falsamente bipartitico» non può risolvere. Per questo, più che per «ragioni di bon ton, che mi interessano poco», il leader dell'Udc, in questo clima incandescente per i tanti nodi giustizia che vanno a intrecciarsi sempre più caoticamente, accusa Antonio Di Pietro della colpa opposta per cui lo attaccano dal centrodestra: «Comportandosi come fa, conquisterà pure qualche punticino in più per il suo partito, ma finirà per aiutare Berlusconi. Per regalargli una sostanziosa assicurazione per la vita».

Di Pietro contesta al premier l'uso della giustizia per interesse personale, lo attacca per i comportamenti «disinvolti » emersi dalle intercettazioni: in che modo dunque gli dà una mano?
«Vede, non è che io non abbia le mie critiche da fare a Berlusconi, che nella sua azione di governo non riesce proprio a partire dai problemi degli altri: anche animato dalle migliori intenzioni, il lupo perde il pelo ma non il vizio...».

Si riferisce al lodo Schifani-Alfano o alla norma blocca processi?
«Sul lodo Schifani, pur discutibile, siamo disponibili ad approfondire nel merito, ci sembra doveroso, naturalmente tenendo conto dei rilievi di costituzionalità che da più parti vengono mossi. Ma che bisogno c'era di azzerare o bloccare 100 mila processi, di inserire una norma incongrua nel decreto sicurezza con l'intento di aggirare la firma del capo dello Stato? Questo proprio non ci piace».

Quello che viene fuori dalle intercettazioni le piace?
«Su questo punto, ho una sola parola: le ho definite barbare quando riguardavano Fazio e D'Alema, le considero tali anche quando l'intercettato è Berlusconi. E, sempre, bisogna tenere conto del fatto che si tratta di frasi estrapolate dal contesto. Comunque, preferisco non fare commenti sui contenuti, lo squallore è sotto gli occhi di tutti».

Lo pensa anche Di Pietro.
«Sì, ma il punto è un altro. Io credo che l'accanimento giudiziario contro Berlusconi negli anni ci sia stato davvero, e come me la pensano in tanti, così come in tanti vedono il conflitto di interessi di Berlusconi. Ma una opposizione a Berlusconi connotata dal dipietrismo, da quei toni, da quel martellamento, non trascina il Paese. Peggio: dimostra che, se l'opposizione è questa, l'alternativa a Berlusconi non c'è. E poi, siamo seri: il potere giudiziario deve tornare a essere neutro e a recuperare una terzietà perduta da tempo».

Quale sarebbe allora la giusta opposizione a Berlusconi?
«Quella che lo incalza sui fatti, che gli chiede conto della cordata Alitalia che non esiste, dell'emergenza rifiuti a Napoli non risolta, di un'economia che non si rivitalizza con gli spot pubblicitari. Attaccare Berlusconi solo sulla giustizia gli fornisce il migliore alibi per andare avanti senza dover mostrare uno per uno i risultati ottenuti».

Con Veltroni è possibile fare un percorso comune su questo?
«L'ho detto anche sabato al convegno di Enrico Letta: Veltroni ha il merito incancellabile di aver seppellito l'idea che una coalizione possa reggersi solo sull'antiberlusconismo, perché è un collante che può farti vincere, ma non ti fa governare. Ma nemmeno questo bipartitismo coatto, questa finzione di governo ombra può funzionare: diciamoci la verità, così come siamo, noi opposizioni non siamo una alternativa credibile a Berlusconi ».

E quale è la ricetta per diventarlo?
«Per prima cosa, per portare avanti un dialogo bisogna dissociare profondamente il proprio cammino da quello di Di Pietro. E riflettere su un bipolarismo diverso, perché io potrei certamente militare in una formazione politica con Enrico Letta come con altri esponenti che oggi sono nel Pdl. Bisogna insomma rivedere criticamente l'idea che questo Pd possa essere un partito a vocazione maggioritaria, e ammettere l'errore di aver puntato sul Vassallum e di aver creduto all'utilità del governo ombra».

Se questo ripensamento non ci sarà?
«Se non si metteranno in discussione questi pilastri, nessuna alleanza strategica sarà possibile con noi».


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شؤهشخ ش فعففه يش فثيث

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