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9 - [CORSO BASE DI FOTOGRAFIA] 9ª Sezione "Il controluce"(e la luce)

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TOMMY's
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9 - [CORSO BASE DI FOTOGRAFIA] 9ª Sezione "Il controluce"(e la luce)

Messaggio Da TOMMY's il Gio Feb 14, 2008 6:35 pm

9. Il controluce (e la luce)

La qualità della luce registrata in una fotografia, la sua esposizione, è uno dei fattori più importanti per la sua piena riuscita. Dove l'arte e la scienza fotografiche si compenetrano maggiormente è proprio nella ricerca e nella scelta dell'esposizione. In generale, il fotografo cerca di catturare i dettagli di ogni parte di un soggetto, delle parti in piena luce come di quelle in ombra. La sovraesposizione produce un'immagine sbiadita, che manca di particolari nelle zone illuminate; le immagini sottoesposte sono scure e le zone in ombra risultano indistinte. Per quanto sia la sotto sia la sovraesposizione possano servire per dare una certa atmosfera a una fotografia, normalmente si cerca un equilibrio: un'esposizione "corretta" che riveli i particolari di ogni parte dell'immagine. La scelta dell'esposizione è in relazione alla quantità di luce che illumina il soggetto, indicata dall'esposimetro della fotocamera. La quantità di luce che penetra effettivamente nella fotocamera è determinata dalla velocità dell'otturatore e dall'apertura del diaframma. Infine, l'esposizione dipenderà dalla sensibilità della pellicola e dalla sua latitudine di posa - la gamma di luminosità entro la quale registrerà comunque un'immagine accettabile.
Può risultare difficile determinare la quantità di luce in una fotografia. Un'area può essere particolarmente luminosa, mentre la parte rimanente è buia e in ombra - le pareti bianche di una casa in un bosco, per esempio. La maggior parte degli esposimetri, compresi i TTL montati sulle fotocamere SRL, danno una lettura media dell'intera inquadratura. (Gli esposimetri TTL agiscono indipendentemente dagli accessori degli obiettivi, eccettuati taluni filtri colorati.) Ciò funziona abbastanza bene nella maggior parte dei casi, ma non in condizioni insolite. E' buona abitudine giudicare da sé la qualità della luce, perché non solo ci si prepara ad affrontare le difficoltà quando sorgono, ma ci si abitua anche a studiare la scena da riprendere con maggiore attenzione. Scattate foto con esposizioni diverse - a intervalli di uno o di mezzo stop - e confrontate i risultati.
Molti fotografi spesso effettuano molteplici letture con l'esposimetro prima di scegliere l'esposizione che ritengono più adatta a raggiungere i risultati voluti. Se i toni medi di una composizione sono importanti, allora letture separate dei toni medi, chiari e scuri consentiranno una stima più precisa che non una lettura globale. Per privilegiare i particolari in ombra, impostate l'esposizione a metà tra i toni medi e i toni scuri; per arricchire le zone di piena luce, calcolate le medie delle letture tra toni medi e toni chiari. Tenere conto di tutte le situazioni specifiche, come un sentiero innevato o materiali riflettenti, e ricordate che basta un piccolo spostamento dell'angolo di ripresa per alterare l'esposizione, specialmente in controluce.
Talvolta non è possibile effettuare delle letture separate di luci e di ombre abbastanza ravvicinate da eliminare l'influenza di altri elementi della scena. In questi casi la lettura a spot è particolarmente indicata. Gli esposimetri a spot hanno un angolo di campo stretto, da 1 a 10 gradi. Nei sistemi TTL con possibilità di lettura a spot, la zona di misurazione è delimitata da un cerchio sullo schermo di messa a fuoco. In ogni caso, qualunque fotocamera reflex con un teleobiettivo inserito effettua in pratica delle letture a spot. A volte non è possibile ricorrere nemmeno a questo tipo di misurazione. La migliore soluzione sarebbe quella di leggere la luce incidente, altrimenti potete basarvi su una lettura di un oggetto di tono medio - molti fotografi usano la palma della mano - tenuto in ombra o in luce a seconda di come la luce cade sul soggetto da riprendere.

Luce e contrasto

Tecnicamente parlando, la luce è puramente una forma visibile di energia che genera la formazione di un'immagine fotografica su un'emulsione grigia opaca. Per il fotografo contano invece le qualità intrinseche della luce, le sue capacità di evocare stati d'animo ed emozioni.
Il contrasto è uno degli aspetti della luce di maggior impatto emotivo. Ombre scure con contorni definiti contro zone luminose e brillanti rendono dinamica l'immagine e creano un senso drammatico. Ombre lievi ricche di dettaglio armonicamente composte con parti rischiarate da una luce morbida creano invece un'atmosfera più calma e contemplativa. Il contrasto di luce consiste nella differenza tra l'intensità della luce che investe le aree chiare e quella che interessa le zone scure della scena, e ha un effetto diretto sul contrasto del soggetto.
Quanto più elevata la differenza, tanto più accentuato sarà il contrasto e più vasta la gamma di toni della fotografia. La luce diretta che genera ombre ben delineate aumenta il contrasto complessivo, diversamente dalla luce diffusa che crea ombre indistinte. In generale, le fotografie con un buon contrasto riescono meglio, non tanto perché siano in sé più belle di quelle a basso contrasto, quanto per il fatto che queste ultime sono piuttosto difficili da realizzare con successo: il risultato può spesso apparire piatto, una desolata distesa di toni uniformi.
Un'eccezione è rappresentata dalle immagini a toni dominanti chiari (high key). Le fotografie di questo genere sono poco contrastate, il colore è sbiadito e solo alcune zone ristrette sono ricche di dettaglio. Lo scopo è quello di creare un'atmosfera eterea e delicata, che si addice a molteplici soggetti. La luce frontale dovrebbe essere molto morbida, e associata a una sovraesposizione che, a seconda del soggetto, può arrivare anche a due stop. Con soggetti in controluce, l'esposizione va impostata sulle ombre. Se il soggetto è scuro o molto ricco di colore, può essere necessario forzare ulteriormente la sovraesposizione. La fotografia a toni dominanti scuri (low key) è l'opposto. Qui predominano i toni scuri, ricchi e i colori forti. Questo procedimento può andar bene per molti tipi di fotografie, ma ricordate che le parti illuminate di un ritratto riveleranno implacabilmente ogni genere di difetti e imperfezioni.
Le zone di massima luce devono anche avere un buon colore per creare un'atmosfera intensa, e su di loro dovrà quindi basarsi l'esposizione. La luce diretta, soprattutto sotto forma di un fascio ristretto, è spesso la più adatta per fotografie a toni dominanti scuri, ma un contrasto eccessivo dovrebbe essere evitato per mezzo di una lieve sottoesposizione.

Il controluce

Il classico consiglio rivolto ai principianti di fotografare avendo il sole alle spalle porta effettivamente a ottenere una buona illuminazione del soggetto. I risultati tendono a essere scontati e alquanto anonimi, ma i problemi di esposizione sono ridotti al minimo. Ci sono tuttavia dei casi in cui è preferibile avere il sole, o la fonte luminosa, alle spalle del soggetto.
I contorni del soggetto vengono così evidenziati, a scapito del colore, con un effetto particolarmente adatto a figure semplici.
Con la fotocamera puntata verso la luce, ombre e zone di massima luce creano piacevoli giochi di contrasto e aggiungono forza e vigore all'immagine. Questa tecnica di illuminazione viene chiamata controluce e comporta alcuni problemi tecnici che vanno affrontati con una certa attenzione. La vasta gamma di luminosità quasi sempre supera la latitudine di posa della pellicola, per cui una certa perdita di dettaglio è inevitabile, e, dal momento che la luce diretta crea brillanti zone di massima luce, l'esposimetro indicherà dei valori molto inferiori a quelli realmente necessari.
La maggior parte dei sistemi di esposizione automatica consente la sovrapposizione dei comandi manuali: una sovraesposizione di uno o due stop migliorerà il livello di dettaglio nelle aree di media e bassa luminosità. Alternativamente, si può effettuare una lettura ravvicinata di una zona importante di media tonalità, e quindi bloccare l'esposizione o impostarla manualmente. Qualunque procedura si scelga, bisogna prima decidere quali siano le zone importanti di massima luce, di media tonalità e di ombre, perché la perdita di particolari in una zona o nell'altra può cambiare radicalmente l'atmosfera.
Se si vogliono conservare colore e texture delle zone di massima luce, del soggetto resterà quasi soltanto il contorno. Se volete invece registrare i particolari del soggetto, risulteranno sbiancati i bordi delle aree luminose, creando un'atmosfera più morbida. Con un minimo di attenzione, si può anche ridurre il contrasto di luminosità servendosi di pannelli riflettenti o di un debole lampeggiatore per riempire le ombre. Con pellicole in bianco e nero, potete sovraesporre leggermente e poi ridurre i tempi di sviluppo, il che attenuerà il contrasto.
Il controluce può condurre anche a problemi di riflessione diffusa. Perdita di contrasto, ridotta saturazione del colore e immagini riflesse del diaframma sono tutti elementi che possono contribuire a rovinare una foto. Una buona mascheratura dell'obiettivo è la risposta. Se il paraluce non è sufficientemente profondo, usate la mano, un giornale o un pezzo di carta per proteggere l'obiettivo dalla luce diretta. A volte sarà possibile sfruttare l'ombra di un albero o di un edificio.

Luce dura e morbida

La luce è di fondamentale importanza per qualsiasi fotografia. L'intero processo fotografico si basa sulla luce, e dalla sua qualità dipende in larga misura la qualità del risultato.
Il fotografo deve di conseguenza ben conoscere le atmosfere, le proprietà e gli usi della luce. Deve saper scegliere i cambiamenti di luce e valutare gli effetti sull'ambiente di una diversa illuminazione. Quasi tutti riescono naturalmente a stimare l'intensità della luce, se debole o forte, e la sua direzione. Ma queste non sono che due delle tante sue caratteristiche che possono determinare il successo o l'insuccesso di una fotografia.
Saper valutare la durezza o la morbidezza della luce è essenziale per il fotografo. Una luce dura produce normalmente ombre marcate con bordi netti. I contorni del soggetto sono ben delineati e l'effetto complessivo è di intenso contrasto e drammaticità. Con una luce morbida , le ombre sono indefinite e possono perfino essere del tutto assenti. Figura e forma si rivelano compiutamente, e il contrasto tra toni chiari e scuri si stempera nella creazione di un'atmosfera rilassante. Nella fotografia a luce diurna, la luce diretta del sole dà un'illuminazione dura, mentre si ha una luminosità morbida con un cielo offuscato o nuvoloso.
In generale, la durezza o la morbidezza della luce è determinata dalle dimensioni della fonte luminosa rispetto al soggetto.
Una sorgente di luce relativamente piccola dà luce dura, mentre una relativamente grande dà luce morbida. Il sole in un cielo terso rappresenta una piccola fonte, che manda una luce diretta dura, ma, se una nuvola passa davanti al sole, la nuvola stessa diventa la fonte luminosa. Dal punto di vista dell'osservatore, la nube è più grande del sole, e la sua luce risulta più morbida. Nel caso limite, con il cielo interamente coperto, la luce viene diffusa da una superficie immensa, e le ombre divengono indistinte. In ambienti chiari, l'illuminazione diventa omnidirezionale (in altri termini, la luce riflessa dal basso è praticamente uguale a quella proveniente dall'alto) e le ombre scompaiono del tutto.
Un errore comune consiste nel confondere una luce morbida con una luce poco intensa, o di credere che una fonte luminosa brillante sia necessariamente dura. Non è vero: la luce del sole non è più dura della ben più debole luce lunare, come dimostrano le fotografie che si possono scattare al chiaro di luna. Le ombre sono altrettanto marcate. In realtà, il modo migliore per determinare la durezza o la morbidezza della luce è quello di osservare da vicino i bordi delle ombre e vedere quanto siano netti e definiti. Potrete quindi decidere se la qualità dell'illuminazione si accorda con il soggetto prescelto.
In linea di massima, una luce dura, con le sue ombre ben marcate, è più indicata per soggetti che hanno forme nette e semplici o colore brillante. La texture sarà rivelata da una luce direzionale dura che sfiori la superficie per creare un'infinità di luci e ombre contrastanti.
Con oggetti di una certa dimensione, si possono sfruttare le ombre come elementi compositivi, grazie alle loro linee e forme ben marcate. A volte possono però diventare eccessivamente dominanti e turbare l'equilibrio della foto, diminuendone l'efficacia, ragion per cui questo tipo di illuminazione va usato con criterio. La direzione della luce è di fondamentale importanza e richiede la massima attenzione.
Molto più indulgente è la luce morbida, quasi priva di ombre, con un debole contrasto e un effetto sottile sulla composizione.
Il suo inconveniente principale deriva dal farne ricorso troppo frequentemente: molte foto in luce morbida appariranno simili tra loro, indipendentemente dalla varietà dei soggetti. La luce morbida crea un'atmosfera soffusa e delicata, e accentua la plasticità delle forme perché avvolge i soggetti modellandoli finemente, riducendo la texture e rivelando i particolari. Il colore è smorzato, e la gamma di toni chiari e scuri alquanto ristretta. La luce morbida consente al fotografo la più ampia scelta di punti di vista diversi, il che può essere molto utile se il soggetto ha una forma e una texture complesse e di difficile interpretazione.
La luce semidiffusa, o luce morbida direzionale, si colloca in posizione intermedia tra luce morbida e luce dura: ha ancora una direzione ben definita, ma genera ombre dai contorni più sfuggenti. La forma trova ancora un complemento nelle ombre, ma diminuisce il contrasto e il colore non è così vibrante come una luce dura. La luce semidiffusa è l'ideale per dare un forte senso di realismo.


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