Di tutto e di più

Si parla di argomenti diversi

Nuovo sito in funzione iscriviti su www.tede.altervista.org

Ultimi argomenti

» NUCITA-PRINCIOTTO CAMPIONI ITALIANI JUNIOR
Sab Ott 13, 2012 11:06 pm Da NICO50

» Supercoppa Italiana - Lazio, buona la prima: la Supercoppa è tua
Sab Ago 08, 2009 6:50 pm Da TOMMY's

» Semaforo elettronico
Gio Ago 06, 2009 5:19 pm Da TOMMY's

» Electronics Assistant: 4.1
Gio Ago 06, 2009 5:14 pm Da TOMMY's

» Capacitor Conversions Ver 1.2.0
Mar Ago 04, 2009 10:08 pm Da TOMMY's

» Resistor Color Code Calculator Ver 2.4
Mar Ago 04, 2009 10:04 pm Da TOMMY's

» TELEGUIDA SERALE GIUGNO 09
Mar Giu 30, 2009 12:02 pm Da TOMMY's

» Episodi
Mar Giu 23, 2009 8:44 pm Da TOMMY's

» Classifica piloti e team
Lun Giu 22, 2009 11:25 am Da TOMMY's

Argomenti simili

    Chi è in linea

    In totale ci sono 2 utenti in linea: 0 Registrati, 0 Nascosti e 2 Ospiti

    Nessuno


    [ Vedere la lista completa ]


    Il numero massimo di utenti online contemporaneamente è stato 16 il Dom Ago 23, 2009 5:16 pm

    Calendario


    Inju, la Bête dans l’ombre

    Condividere
    avatar
    TOMMY's
    Admin/Founder
    Admin/Founder

    Maschile
    Vergine
    Gallo
    Numero di messaggi : 1472
    Compleanno : 11.09.81
    Età : 36
    Occupazione/Hobby : ^__^
    Rispetto delle regole del forum :
    Esperienza :
    100 / 100100 / 100

    Punti : 485
    Reputazione : 19
    Data d'iscrizione : 29.01.08

    Inju, la Bête dans l’ombre

    Messaggio Da TOMMY's il Gio Set 25, 2008 8:19 pm

    Titolo originale: Inju, la Bête dans l’ombre
    Francia: 2008. Regia di: Barbet Schroeder Genere: Thriller Durata: 105'
    Interpreti: Benoît Magimel, Lika Minamoto, Ryo Ishibashi, Maurice
    Bénichou, Shun Sugata, Takumi Bando, Toshi Fujiwara, Sean Muramatsug
    Sito web: www.inju-lefilm.com
    Nelle sale dal: Prossimamente Venezia 2008
    Voto:
    2

    Recensione di: Nicola Picchi


    Alex Fayard è un professore della Sorbona che scrive thriller di successo,
    alla maniera del misterioso autore nipponico Shundei Oe, a cui ha
    dedicato la sua tesi. Invitato in Giappone per promuovere il suo nuovo
    libro, Alex s’imbatterà nell’irresistibile “geiko” (le geishe di Kyoto)
    Tamao, minacciata da un ex amante. E se l’uomo che la perseguita fosse
    proprio Shundei Oe?

    Dopo le borsette di Prada e Gucci, adesso si comincia a taroccare anche
    il cinema. Se ne incarica Barbet Schroeder, regista che, a dire il
    vero, non ha mai azzeccato un film che sia uno (a parte, forse,
    “Maitresse”) e che si è dedicato negli ultimi anni a documentari su
    personaggi poco edificanti come Idi Amin Dada e Jacques Verges,
    appagato dall’andar controcorrente come i salmoni. Quello che si
    tarocca non è solo l’estetica del cinema nipponico, omaggiato nei primi
    cinque minuti (che sono anche gli unici godibili) in cui Schroeder si
    diletta a rifare un film giapponese alla Teruo Ishii, ma anche le sue
    tematiche peculiari, affrontate con la malagrazia del turista
    sprovveduto. In una Kyoto banalissima quanto inesistente, popolata di
    seducenti geishe, tra kimono, cerimonie del tè, giardini zen e yakuza
    dalle scontate tendenze sadomaso, Schroeder costruisce il suo esile e
    farraginoso giocattolo, con compiaciuta spocchia fuori luogo.

    Il suo sguardo gronda esotismo d’accatto, neanche fossimo ancora
    nell’Ottocento ai bei tempi dei “Voyage en Orient”, e il suo posticcio
    trastullo metanarrativo sull’inestricabile intreccio tra arte e vita,
    tema che ha quasi sempre condotto ad esiti letali e già obsoleto ai
    tempi dei fratelli Lumiére (si fa per dire) frana rovinosamente, tanto
    più che l’incauto regista tenta di contrabbandarlo per fulminante
    illuminazione autoriale.

    “Inju” sembra, non solo nel tema ma anche nella forma e nella colonna
    sonora, un film degli anni ’60, e forse lo è davvero. Erano infatti
    anni che al cinema non si apprezzavano battute del calibro di: “Segua
    quella macchina”.

    L’ironia, se proprio vogliamo vedercela ed ammesso che non si tratti di
    comico involontario, non basta però a salvare quella che è
    un’operazioncina supponente ed autoreferenziale, si spera destinata ad
    un rapido oblio. L’arroganza di usare come pretesto il romanzo “La
    belva nell’ombra” (1928) di Rampo Edogawa, padre del mistery
    giapponese, la dice lunga sulla malriposta presunzione di Schroeder,
    dato che già il bellissimo “Rampo” (1994) di Rintaro Mayuzumi e
    Kazuyoshi Okuyama, faceva uso dei medesimi stratagemmi adottati dallo
    sciagurato regista, ma con esiti infinitamente superiori, così come
    altrettanto riusciti erano il film collettivo “Rampo Noir” del 2005 o
    il “Gemini” di Tsukamoto.

    Benoit Magimel nella parte di Alex offre una delle peggiori
    interpretazioni della sua carriera, oscillando tra lo stupore
    catatonico ed un’intensa espressione da cane bastonato, mentre Lika
    Minamoto funziona abbastanza bene, e gli appassionati di cinema
    asiatico avranno il piacere di ritrovare Ryo Ishibashi nel consueto
    ruolo del boss della yakuza, scelta che peraltro non depone a favore
    della fantasia di Schroeder anche nel reparto casting. Unica nota
    positiva, per chi si accontenta, l’inutilmente bella fotografia di
    Luciano Tovoli.

    Chiudiamo questa recensione con un accorato appello a Marco Muller: con
    tutti i bei film asiatici che hanno circolato quest’anno, era proprio
    necessario mettere in concorso quest’oggetto di modernariato? Malgrado
    Benjamin, “l’aura” dell’originale è infatti difficilmente
    riproducibile.


    _________________
                     BALLA CHE TI PASSA

    شؤهشخ ش فعففه يش فثيث

      Argomenti simili

      -

      La data/ora di oggi è Gio Nov 23, 2017 6:55 am